Lettera aperta a Viola Carofalo

Cara Viola, poiché non sono certo un radical chic che passa il tempo a riscrivere il capitale ma nemmeno un incoerente e fanatico militarista inconsapevole, penso di aver titolo di parlare con la schiettezza che si confà tra compagni determinati ma riflessivi e coerenti.

Saprai bene che tutta la lotta della sinistra si basa su una parola fondamentale: Diritto. Il quale si basa a sua volta sul principio di eguaglianza, ed ogni compagno e compagna che sapranno dare il giusto peso a questa prima parola, sono certo che non fraintenderanno il resto di questa mia lettera.

Tu stessa affermavi giustamente, durante la diatriba con Acerbo, di aver fremuto per anni di fronte a certe scorrettezze. Concorderai che è stato lo stesso blocco intestino ai partiti ad aver frantumato la base permettendo l’ imbarbarimento parlamentare. Finalmente si sblocca qualcosa, e ci troviamo tutti convinti aderenti di una folla determinata che comincia a solidarizzare, dibattere e costruire.

Aderiamo tutti convinti a qualcosa che aspettavamo da lustri, cominciamo a darci da fare come si può, arrugginiti dopo anni di catene politiche. Dopodiché viene dirottata la gestione attraverso una discutibile piattaforma simile a Rousseau del m5s. In nome di neanche il dieci percento dei compagni cominci a prendere decisioni mai discusse. Siamo alle solite. Ma sorvoliamo per amor di lotta. Al campeggio estivo affermi che siamo comunisti ma non di sinistra (frase ribadita recentemente da Cremaschi che vorrei tanto tu ti rimangiassi).

Infine sulla vicenda delle ragazze stuprate a Firenze dalla polizia hai recentemente affermato, ed è gravissimo, che è meglio non denunciare un poliziotto per violenza sessuale perché si rischia di subire pressione psicologica in tribunale (??!!).

Ecco, ho sopportato tutto ma qui, sull’ultima frase non ho resistito più. Scusa ma con tutto il rispetto qui cade la goccia che fa traboccare il vaso. Non hai il diritto di dire certe cose in nome mio.

Non sono uno sprovveduto grillino, e non sono disposto a soprassedere. È evidente la distanza ideologica che separa te e me anche se abbiamo un nemico comune. So che difficilmente avrai il coraggio di dibattere con un qualsiasi elettore come me, e questo ti rende molto simile a tutti gli altri: lo stesso difetto che ebbe l’ex segretario di rifondazione Paolo Ferrero, ma con ancora più incoerenze ideologiche. Ti rispetto, come rispetto Paolo, ma pur rifiutandomi di tornare alla depressione post-parto del Prc, stavolta penso d’aver sbagliato io a seguirti senza discutere (non che sia stato possibile farlo).

Sarei pronto a scommettere che tutto si conclude, con l’adesione ai gilet gialli, che di sinistra han poco e somigliano più ai forconi nostrani. Qualcosa di ben lontano dalle proteste egiziane del 2013, ma con il medesimo rischio finale di autogol. Percorrere la stessa strada è un errore non solo etico, ed io non voglio rendermi complice di autogol. Non intendo ripetere gli errori del passato.

Non ho intenzione di subordinarmi a nessuno giacché da compagno coerente che crede nell’uguaglianza, non sono un militarista. Per le europee prenderò una posizione di coscienza. E ancora non so quale perché dipenderà da te e da dove provi a portarci. Nel frattempo nel dubbio continuerò a sostenere le importanti lotte antifasciste in difesa dei diritti, ma da cane sciolto e da osservatore deluso. Non prendertela e rispetta questa mia posizione. Tanto dentro di te saprai come so io, che se non impariamo a fare collettivo solidale e costruttivo, come popolo, ovvero se non impariamo ad essere res-pubblica davvero, senza intermediari, tutto il resto è un correre ai ripari.

Per questo ti scrivo questa lettera pubblica: indietro non si torna, vale per tutti: per me e pure per te…. ma queste ultime posizioni in cui trascini i compagni mi sembrano proprio il tornare in dietro d’un secolo, agli stessi errori, tutto qui. Non te la prendere e riflettici.

Un saluto a pugno chiuso e ben stretto a te e tutti i compagni che mi leggeranno, Delfo Burroni (Red Dolphin).