Era un sabato sera

Sabato sera mi è stato chiesto di fare un passo indietro sulle mie idee politiche (non avermene caro amico fraterno ma sento il bisogno di parlarne, tu sai che parlo con te).

Certo le idee politiche: inficiano l’accesso al lavoro, limitano le amicizie e pure la sopravvivenza a giudicare dai tanti casi di pestaggi e minacce. Quindi ne Vale la pena?

Provo a fare un’analisi con più freddezza possibile: comincio dall’antefatto. Da ragazzino i miei fine settimana erano interessantissimi. Andavo alle riunioni del PRC di S.Giovanni V.no, e delle tute bianche di Figline Valdarno dove tra una birra in compagnia, qualche canna e qualche scherzosità si parlava dei problemi più comuni tra le genti: si cercava di affrontarli, e di informare chi non fosse a conoscenza dei gruppi solidali. Ci aiutavamo l’un l’altro ed i problemi di ciascuno si risolvevano più facilmente, tutti assieme.

Si organizzavano le denunce e le manifestazioni di protesta ma soprattutto si accumulava tanta cultura scambiando idee interessanti. I sabati sera che mi sono trovato a vivere nelle periferie del nord Italia, tra la solita birra, la solita canna e la solita scherzosità, cera un’altra birra, un’altra canna e sempre, solo scherzosità. Fino alla nausea. Stop. Fine della cultura salvo sporadici dialoghi prontamente interrotti. Fine della solidarietà, fine della società. E così ho visto i problemi di ognuno aumentare a vista d’occhio. e quando qualcuno lamentava problemi seri, per quanto si sforzasse di restare accettato dal volgo, veniva emarginato, evidentemente per il fastidio di pensare che nella vita possano esserci problemi. Col passare degli anni ho visto amici diventare alcolisti, altri schiantarsi in macchina lasciando decine di lapidi in una strada di soli trenta chilometri, e tanta ipocrisia nel compiangerli senza mai cambiare le proprie abitudini. Ho visto amici perdere la testa e finire in cura psichiatrica, ho visto ragazze madri finire in miseria ed essere denigrate dalla massa.
Ero abituato alla solidarietà, ero abituato ad assorbire informazioni nuove, sentendomi crescere di giorno in giorno sempre più da tutti quelli che mi circondavano. Mi rifiuto di perdere questa abitudine, di dimenticarmi cosa vuol dire sentirsi davvero vivo. Qualsiasi sia il costo da pagare. Col cazzo che faccio un passo indietro, fatelo voi un passo avanti. Ogni volta che vi vedo incapaci di parlare con lucidità mi viene ancora più voglia di distaccarvi allungando il passo…
Dovrei fare eccezione per coloro che si sono formati professionalmente avendo la fortuna e i soldi per proseguire gli studi, la formazione professionale è ben diversa dalla formazione culturale, non è il lavoro che nobilita l’uomo, è la sua sensibilità umana. E di sensibilità non ne vedo, perciò altro passo avanti, altro distacco, il delfino esce dal mare, grazie per tutto il pesce…

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